Birrificio del Ducato. L’invenzione della tradizione

di Loris Forti

“Le birre mainstream si abbinano bene con il lavandino, con il pavimento”. In questa frase, semplice ma decisa, si può racchiudere la filosofia del Birrificio del Ducato, basata sulla ricerca del prodotto, sulla qualità e l’innovazione. A pronunciare queste parole, in occasione di un seminario universitario, è Giovanni Campari, fondatore del birrificio insieme a Manuel Piccoli.

Mastro birrario il primo (con un passato da homebrewer e stagista presso il Birrificio Italiano), amministratore con visioni imprenditoriali il secondo, i due soci cominciano la loro avventura nel 2005, dopo essersi conosciuti a una fiera in provincia di Parma.

Dall’incontro, avvenuto sotto uno stand dell’associazione Unionbirrari, comincia a prendere forma il progetto che, dopo due anni di duro lavoro (e di pazienza burocratica) vede la luce nel 2007.

Nato a Roncole Verdi, paese natale dell’omonimo compositore Giuseppe, il Birrificio del Ducato ha avuto un rapido e meritato successo. Questa escalation ha determinato negli anni l’aumento di personale di produzione e l’ampliamento del mercato, che si è spinto ben oltre i confini nazionali (Stati Uniti, Svezia, Spagna, Danimarca, Brasile, Giappone, Canada, Australia, Francia e Taiwan, solo per citare alcuni paesi).

La grande mole di lavoro e l’elevato livello di export portano Giovanni e Manuel a inaugurare una nuova sede a Soragna, destinando il capannone di Roncole Verdi all’esclusiva produzione di birre acide.

A sancire qualità e bontà delle creazioni del birrificio sono stati, dal 2007 a oggi, gli innumerevoli riconoscimenti vinti dalle birre nei vari concorsi, ai quali si aggiungono i due premi consecutivi di Birrificio dell’anno (2010 e 2011).

Il prestigio internazionale però non compromette l’attaccamento alla patria: per celebrare la città di Parma, e per andare incontro anche al cliente in cerca di sapori più semplici, il birrificio ha creato la linea Parma vecchia.

Si tratta di una selezione di tre birre (non filtrate e non pastorizzate) pensate per il grande pubblico, abbinabili alla gastronomia locale.

La prima è una lager, chiara, elegante e beverina. Il suo gusto fresco e l’aroma erbaceo e floreale permettono un ottimo connubio con il Prosciutto di Parma e con il Salame di Felino. La seconda è una ipa, limpida e dorata, con un gusto amaro e secco e sentori di luppolo e frutta tropicale, che si abbina bene con la spalla cotta di San Secondo Parmense. E per chiudere una amber, opalescente e ambrata, con aromi dolci dati dai malti che ricordano il caramello e il biscotto. Il gusto equilibrato tra dolce e amaro permette il suo accompagnamento a piatti come i tortelli d’erbetta. Si accosta bene anche al Parmigiano Reggiano, alla coppa e al culatello di Zibello.

Se Parma è la capitale italiana della gastronomia, abbinare ai suoi piatti una birra artigianale di qualità, innovativa ma che guarda alla tradizione e al territorio, è stata un’ottima idea.

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